Microbiota, pelle e autoimmunità: una nuova prospettiva clinica sulla salute cutanea
Negli ultimi anni il termine microbiota è entrato nel linguaggio comune. Non si tratta di una moda, ma di un cambiamento profondo nel modo in cui interpretiamo la salute della pelle e il funzionamento del sistema immunitario.
La ricerca scientifica dimostra che l’equilibrio del microbiota — cutaneo e intestinale — svolge un ruolo decisivo nella prevenzione, nell’evoluzione e nel trattamento di molte patologie dermatologiche e autoimmuni.
In questo articolo analizziamo in modo chiaro e rigoroso cosa sia davvero il microbiota, come si altera, e perché rappresenta una delle frontiere più interessanti della dermatologia moderna.
Cos’è il microbiota della pelle
La pelle non è sterile. È abitata da milioni di organismi: batteri, virus, funghi e acari, diversi in base all’area corporea, al pH e alla quantità di sebo.
Un ecosistema che ci protegge
Il microbiota cutaneo:
- impedisce la colonizzazione da parte di microrganismi patogeni (colonization resistance);
- si nutre delle nostre secrezioni (sebo, sudore, cellule cornee);
- interagisce con il sistema immunitario, “allenandolo” a rispondere in modo corretto.
La presenza di questi microrganismi non è solo normale, ma indispensabile per la salute cutanea.
Quando l’equilibrio si rompe: la disbiosi
La disbiosi è un’alterazione quantitativa o qualitativa del microbiota.
Può essere provocata da:
- variazioni di temperatura e pH,
- stress,
- alterazioni ormonali,
- malattie sistemiche,
- modifiche nella produzione di sebo,
- terapie antibiotiche locali o sistemiche.
Una popolazione microbica cresce, un’altra diminuisce: non si tratta di infezione, ma di sbilanciamento.
Le manifestazioni cliniche della disbiosi cutanea
Forfora e dermatite seborroica: il ruolo della Malassezia
Uno degli esempi più chiari riguarda la Malassezia, un fungo normalmente presente sulla cute.
Quando trova un sebo particolarmente adatto alla sua crescita, aumenta di numero e produce metaboliti irritanti che provocano:
- infiammazione,
- desquamazione,
- arrossamento,
- prurito
La dermatite seborroica non è un’infezione, ma una risposta infiammatoria legata a disbiosi.
Altre condizioni correlate
L’alterazione del microbiota può influire su:
- acne infiammatoria,
- rosacea,
- dermatite atopica,
- psoriasi (in combinazione con predisposizione immunologica).
Microbiota intestinale: il secondo protagonista
Se il microbiota cutaneo è ciò che accade “in superficie”, quello intestinale rappresenta una parte fondamentale dell’equilibrio immunitario del nostro organismo.
Un ecosistema complesso e dinamico
Nell’intestino vivono trilioni di microrganismi che interagiscono con:
- metabolismo,
- assorbimento dei nutrienti,
- produzione di vitamine,
- regolazione del sistema immunitario.
Come la dieta moderna altera il microbiota
La dieta occidentale — ricca di zuccheri, grassi e povera di fibre — favorisce ceppi batterici che:
- aumentano la produzione di gas,
- alterano la permeabilità intestinale,
- promuovono uno stato infiammatorio cronico.
Il “leaky gut”: quando la barriera si indebolisce
La perdita di integrità della barriera intestinale permette il passaggio di:
- frammenti batterici (LPS),
- antigeni alimentari,
- tossine
Queste sostanze raggiungono il sangue e attivano il sistema immunitario, generando una risposta infiammatoria sistemica.
Numerosi studi confermano l’associazione tra permeabilità intestinale e malattie autoimmuni, comprese quelle dermatologiche.
Quando l’intestino parla con la pelle
La risposta immunitaria generata a livello intestinale può manifestarsi in organi a distanza, soprattutto nella pelle.
È ciò che osserviamo in patologie come:
- psoriasi,
- dermatite atopica,
- vitiligine,
- rosacea,
- alopecia areata.
Il 10% della popolazione mondiale sviluppa almeno una malattia autoimmune, e la presenza di una aumenta il rischio di svilupparne altre.
Perché trattare solo la pelle non basta
Per anni la medicina si è concentrata sui sintomi cutanei: creme immunosoppressive, antinfiammatori, fototerapia.
Questi approcci sono utili, ma non modificano la radice del problema.
La sola terapia topica rischia di:
- migliorare temporaneamente le lesioni,
- non interrompere la progressione immunitaria,
- non prevenire l’insorgenza di altre malattie autoimmuni associate.
Un approccio efficace deve considerare il sistema cutaneo–intestinale–immunitario nel suo insieme.
L’approccio Dermacademy: il protocollo ImmunoNova
L’Istituto Dermacademy studia il legame tra microbiota e autoimmunità da oltre 25 anni, in particolare nella vitiligine, di cui è uno dei centri europei di riferimento.
Da questa esperienza nasce ImmunoNova, un protocollo integrato che agisce sulle cause profonde della malattia.
Vi invitiamo ad approfondire qua.
Il microbiota rappresenta una chiave interpretativa fondamentale per comprendere molte malattie dermatologiche e autoimmuni.
La pelle non è un sistema isolato: è parte di una rete complessa che coinvolge intestino, sistema immunitario e ambiente.
Affrontare una patologia cutanea significa andare oltre la superficie, ricostruendo gli equilibri biologici che permettono alla pelle di tornare a funzionare correttamente.
È questa la direzione della dermatologia moderna.
È questa la direzione che guida l’Istituto Dermacademy.
Fonti
- Grice EA, Segre JA. The skin microbiome. Nat Rev Microbiol. 2011;9(4):244-253. doi: 10.1038/nrmicro2537. PMID: 21407241.
- Xu H, Liu M, Cao J, Li X, Fan D. The role of gut microbiota in autoimmune diseases. Clin Rev Allergy Immunol. 2019;57:1-14. doi: 10.1007/s12016-018-8713-1. PMID: 30569474.
- O’Neill CA, Monteleone G, McLaughlin JT, Paus R. The gut-skin axis in health and disease: a paradigm with therapeutic implications. Trends Microbiol. 2021;29(10):923-936. doi: 10.1016/j.tim.2021.02.011. PMID: 33771563.